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Juncker presenta il piano: “L’Ue volta pagina”. Solo fondi già stanziati, niente soldi freschi 

Juncker presenta il piano: “L’Ue volta pagina”. Solo fondi già stanziati, niente soldi freschi 



Il presidente della Commissione europea: bisogna offrire speranza su crescita e lavoro. Ma la manovra “europea” prevede solo fondi già stanziati. Italia sorvegliata speciale .

È la fiera dell’ingegneria finanziaria, non la svolta anti-crisi in cui speravano in tanti, né l’inizio d’un nuovo modo di pensare l’Europa. Stamane Jean-Claude Juncker ha presentato all’Europarlamento il Piano per gli Investimenti che la Commissione Ue ha approvato ieri. «L’Europa sta girando pagina dopo anni di sforzi per promuovere la credibilità fiscale e le riforme», ha affermato il presidente aprendo il discorso alla plenaria. «Il Piano sugli investimenti si può riassumere in un messaggio unico: l’Europa ora può offrire speranza al mondo su crescita e lavoro». E ancora: «Prometto che non considereremo i contributi degli stati al Fondo Investimento nei calcoli Patto stabilità». Una novità, quest’ultima. Sino a ieri i tecnici lo avevano negato. Nottetempo il lussemburghese deve aver cambiato idea.
La strategia si propone di agevolare l’iniezione di 315 miliardi nelle reti continentali, stimolare la crescita e creare un milione di posti in tre anni. Tutto si gioca però sulla sponda coi privati, i soldi veri sono 13 miliardi, non c’è un cent che non fosse già nei forzieri Ue. Gli Stati non partecipano, per ora, ed è difficile che accada: nonostante le voci della vigilia, non è previsto alcuno sconto per le capitali che decidessero di farlo. Giorni fa il francese Pierre Moscovici, che nel «Team Juncker» ha il portafoglio economico, ha confessato all’Afp che il Piano Juncker «senza denari freschi sarebbe parso all’opinione pubblica un gioco di prestigio e, pertanto, sarebbe stato un flop». Lasciata da sola dai leader di un club che non vuole (o non può, a seconda delle circostanze) versare altri denari nazionali nella cassa comune, la Commissione si è stretta alla Banca per gli Investimenti (Bei) e ha cercato di fare il fuoco con la legna che aveva, sfruttando un bilancio che neanche un anno fa i Ventotto hanno ridotto. E questo è il risultato.

 21 MILIARDI PER IL FONDO DI INVESTIMENTI

Il Piano si fonda sulla creazione di un nuovo veicolo da 21 miliardi pilotato dalla Bei. Si chiama Efsi, Fondo europeo per gli investimenti strategici, e deve aggredire il rischio recessione dalla parte della domanda, stimolando gli impieghi che sono in media il 15% sotto il livello ante-crisi. La Commissione verserà 8 miliardi presi dal Bilancio Ue (oltre che alla voce Infrastrutture e Ricerca). Con questi garantirà l’erogazione successiva di altri 8, totale 16 miliardi. La Bei ne metterà 5. Si arriva a 21, cifra che rappresenterà il capitale dell’Efsi.

 SOSTEGNO ALLE PICCOLE MEDIE IMPRESE

Il tesoro così composto servirà da garanzia e pronto intervento per circa 240 miliardi di investimenti a lungo termine e 65 per azioni a sostegno delle piccole e medie imprese. Le grandezze sono ottenute contando su un cospicuo effetto moltiplicatore, la stima definita «prudente» considera che ogni euro pubblico messo a contatto col mercato diventi 15 euro da mettere nel motore dell’economia. Con la tutela dell’Efsi, la Bei potrà emettere bond per raccogliere sino a 60 miliardi e partecipare ai progetti selezionati in misura del 20% (il resto sarà privato). «C’è molta liquidità che non gira - spiega una fonte -. In questo modo possiamo aiutare programmi un poco più rischiosi e redditizi, per coinvolgere nuovi investitori, soprattutto istituzionali».

1800 PROGETTI PROPOSTI

A Bruxelles sono arrivati 1800 progetti per 1100 miliardi. «Selezioneremo i migliori, senza quote nazionali, per metà 2015», assicurano le fonti, consapevoli dei rischi connessi all’operazione. Risulta che il vicepresidente della Commissione, Jyrki Katainen, voglia andare nelle capitali per invitarle a contribuire, se non per interesse, per dare un segnale di fiducia. Il Piano dice che la Commissione osserverà «favorevolmente» chi investisse pur avendo problemi di contabilità. «Non previste modifiche ai Trattati», si assicura. Dunque è solo una questione di interpretazione.


Proprio l’attenzione politica è intanto servita a evitare all’Italia una riscrittura della Legge di Stabilità. Ieri l’esecutivo ha confermato che l’impegno per le riforme del governo Renzi basta a rinviare a marzo ogni valutazione. Durante l’inverno Roma sarà una sorvegliata speciale. Deve tener duro sugli interventi strutturali e sul controllo dei conti. In caso contrario rischia due procedure, una per il debito e una per il disequilibrio macroeconomico. 
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